Quanti soldi puoi guadagnare con le tue illustrazioni? Questa è forse una delle prime domande che un disegnatore si pone. Ed è una di quelle a cui è più difficile (almeno in Italia) trovare risposta. C’è da sempre una specie di alone di mistero attorno ai prezzi.

In parte per abitudine, quell’orribile vecchia ineleganza attribuita al parlare di soldi, fomentata da aziende che amano pagare poco approfittando della totale oscurità, e in parte per una sorta di infondato terrore da parte di noi freelance che abbiamo paura di scoprire le carte. Di essere additati a pezzenti rovinamercato o, al contrario, boriosi arraffoni parte di chissà quale complotto o nepotismo. Chi lo sa.

Cerchiamo quindi di illuminare questo mondo oscuro.

 

Morte alla visibilità

Partiamo dal principio. Di norma ogni creativo, come nella maggior parte delle cose, parte dal basso. Il prezzo che dai al tuo tempo è fortemente legato all’esperienza che puoi fornire, quindi è normale che un artista con un nome, e molti lavori all’attivo, chieda una retribuzione maggiore.

Ma questo non deve significare che il novellino debba lavorare per la gloria, quattro goleador o l’inestirpabile Visibilità. Questo è il punto di partenza dal quale non si può prescindere.

La Visibilità non è un pagamento.

Come disse il mio primo, sobrissimo, mentore “Per meno di 50€ non alzo nemmeno la penna, figurati il culo.” Ammetto che mi sono sempre circondata di persone molto pragmatiche.

Certo, lavorare per una grande multinazionale o un personaggio famoso potrebbe effettivamente darti grande visibilità. Ma nessuno dei sopracitati chiederebbe un lavoro a uno sconosciuto probabilmente, se non altro per la difficoltà a reperirlo. Inoltre, qualsiasi azienda degna di questo nome ha l’abitudine di pagare chi assume e, se soddisfatta, è possibile che rilanci e promuova anche l’artista, per bearsi dei suoi meravigliosi collaboratori.

Anche non fosse, potrai comunque inserire tu il loro nome nel tuo sito e spammare con orgoglio il lavoro fatto per loro. Quindi, con calma, la visibilità arriverà comunque. Il problema, per altro, è che di norma a voler pagare in fuffodollari sono aziende e persone con 7 follower su Instagram. Fai due rapidi conti su quanta esposizione potrebbero darti…

Eccezione: esistono rari casi in cui è accettabile lavorare gratis. Per te e per ciò in cui credi. Ad esempio potresti decidere di offrirti di partecipare a qualche progetto di beneficenza. Ma come puoi ben capire, in quel caso non sarà un lavoro, ma un regalo.

illustrazioni di David Plunket

 

Da quanto partire quindi?

Abbiamo detto che all’inizio è accettabile avere un listino prezzi più basso, ma basso quanto? Non si può dire esista un prezzo unico e giusto, perché dipende da moltissimi fattori, ma posso dire con buona certezza che 5€ all’ora sono un tariffario da campi di cotone.

A differenza del lavoratore dipendente, il freelance deve affrontare molte più incognite e problemi, molte spese sono a suo carico, quindi in generale quella che può essere una buona paga oraria per una persona con un impiego fisso, non va assolutamente bene per un autonomo. Ci vuole almeno il doppio, se non il triplo, perché oltre al fatto di non avere ferie o giorni di permesso e malattia, devi mettere in conto le tue normali spese, quelle per la tua attività, e qualcosa da mettere da parte.

Intanto ti lascio qui un link a Clockify, che ti può dare una panoramica iniziale delle cifre che tanto agogni. Per calcolare il tuo prezzo (orario o meno) puoi dare un’occhiata alle cifre che girano nella tua zona geografica e per persone con la tua esperienza; oppure ragionare a partire dal tuo obbiettivo annuale, calcolando i giorni che prevedi di lavorare e di conseguenza quante ore.

Ad esempio, se clicchi su illustratore con meno di 1 anno di esperienza, in Europa, scoprirai che la media è di circa 20$ (sui 18€). Se alzi la tacca dell’esperienza, si arriva tranquillamente a 50$.

 

Oraria o fissa?

La scelta è puramente personale. Però molti pensano che avere una tariffa oraria alla lunga penalizzi, perché migliorando le tue capacità lo stesso lavoro sarai in grado di farlo in minor tempo, e al tempo stesso qualificandoti come una persona che lavora un tot all’ora potresti incentivare i committenti a farti i conti in tasca, soprattutto nel caso in cui 2 progetti simili finissero per aver costi molto diversi.

Su Grafigata trovi un ottimo articolo che sviscera proprio la differenza tra le due tipologie, e punta il dito sull’importanza di far percepire al cliente il valore che gli fornisci, più che un semplice calcolo matematico.

Non sei obbligato a lavorare sempre a ore o a progetto in ogni caso, dipende da come ti troverai meglio, e dal progetto che segui. Un tot all’ora tuttavia è molto utile a te, soprattutto all’inizio, come riferimento per capire quanto chiedere per un progetto.

Ad esempio se sei molto specializzat* in una tipologia standard, che ti richiede generalmente sempre lo stesso tempo e sforzo, puoi tranquillamente usare la tariffa oraria per definire un prezzo fisso per quel tipo di lavoro. Ad esempio un ritratto o uno sketch di un OC (original character). Potrai usarla anche per creare fasce di prezzo, a seconda che ti richiedano solo lineart, una bozza o un definitivo, e via discorrendo. Ti basterà moltiplicare il tuo prezzo orario per il tempo che di media impieghi, o una stima di esso se si tratta di un lavoro per il quale non hai tanti precedenti su cui basarti.

 

Valuta e guida

Capire il progetto è estremamente importante. Quando mi chiedono “Quanto viene un’illustrazione/logo/video?” come si trattasse di crudo al bancone degli affettati, non rispondo mai con un numero. Perché semplicemente non posso. A meno che non si tratti di cosucce standard, ogni progetto è a sé. Devi capire lo stile, magari farti mandare reference, comprendere esigenze e tempistiche. Non sparare mai un prezzo a meno che non si tratti di un tipo di commissione che fai in modo piuttosto regolare (ad esempio una caricatura minimal per un avatar).

Segui il cliente. Spesso chi richiede un tuo artwork non conosce il mondo in cui si sta avventurando, non sa i prezzi, non ha nemmeno chiarissimo cosa vuole e se quello che vuole sia fattibile. Dargli supporto in questa prima fase ti aiuterà a fare un preventivo più calzante e farà capire al cliente di essere nelle mani di un professionista che lo segue.

La mia regola aurea poi è pormi questa domanda: Per questa somma farò volentieri questa illustrazione? Quale cifra non mi farà pensare di star buttando via tempo e fegato? La trovo stimolante o so già che passerò il tempo a sbuffare sperando finisca? Nel secondo caso conviene declinare l’offerta, o rivedere il preventivo. Lo stesso vale per le persone: se già conosci il committente (o ti pare di aver inquadrato il tipo) e sai che chiederà mille modifiche e la tirerà per le lunghe, metti in conto anche questo nella tua valutazione.

Capire chi hai davanti è parte della comprensione del progetto, sia per la tua sanità mentale che per la parcella. Se la richiesta arriva da un piccolo negoziante o da una grande azienda, lo stesso lavoro potrà essere retribuito in modo diverso (anche questo è ben spiegato su Grafigata).

illustrazioni di David Plunket

 

Level up

Con l’andare del tempo probabilmente riceverai offerte per lavori più imponenti, e ti sarà ancor più facile renderti conto che è ora di alzare il tassametro. L’importante è non cambiare idea e prezzi 100 volte, basta una volta ogni tanto, ad esempio annualmente o in concomitanza con la conclusione di una grossa commissione che ti dà prestigio, o semplicemente quando valuti di aver fatto abbastanza progressi e meritarti di meglio.

Di recente mi è capitato che un committente si fosse trovato talmente bene con me che, prima ancora di avere tutti i definitivi, mi prenotasse per un secondo libro, con lo stesso identico stile e numero di tavole. Era talmente soddisfatto che il mio agente è riuscito senza problemi a ottenere un aumento del 25% sul compenso. Quindi, a volte, non ti sarà davvero difficile capire che il tuo tempo merita una giusta retribuzione.

 

Prezzi nel mondo

Per orientarti puoi sempre usare come bussola Clockify, o dare un’occhiata a Lite Box. In questo sito puoi sbirciare nelle tasche altrui.

Indicando la tipologia di lavoro nella casella di ricerca vedrai per chi hanno lavorato, con che tempistiche, il sesso dell’artista (che purtroppo a volte può influire) e molti altri dati interessanti. Scoprirai ad esempio che in base all’ambito, al committente e altri fattori, una copertina può essere pagata dai 300 ai 3000$.

Anche il tag #PublishingPaidMe ti aprirà dei mondi! Viene usato dagli artisti per mettere a nudo i loro cachet e aiutare i più giovani a rendersi conto che no, non è normale essere pagati a pacche sulle spalle, e soprattutto per evitare fregature, ad esempio nel caso in cui qualcuno venisse pagato meno per la stessa commissione, in base a fattori che esulano la competenza.

Questo link, come molte delle linee tracciate nel post, le ho inserite per delineare dei confini grezzi, non sono legge, ma servono a schiarirti le idee. Purtroppo tra omertà e gare al ribasso, ho notato che molti artisti, specie alle prime armi, tendono da un lato a sminuire il proprio lavoro e dall’altro a credere che i clienti più di tanto non paghino. Invece non è così. E’ solo quello che vogliono farti redere ogni volta che citano il loro celeberrimo e incapacissimo cugino.

La risposta giusta a “Ma Tizio lo fa a meno” è “Allora fattelo fare da Tizio”.

Non hai bisogno dei pezzenti né tanto meno di roderti il fegato su lavori eterni, colmi di revisioni e pagati in tappi di bottiglia.

 

Far accettate il prezzo ai clienti

Questo paragrafo merita probabilmente di essere esaminato e sviscerato in un articolo a sé, tanto è complesso rapportarsi con i committenti, per terrore di sparare troppo alto o basso e farli scappare (o andare in perdita). Ma una tattica anti-panico posso snocciolarla.

Spesso il cliente vuole tutto e subito, ha una fretta del diavolo. Nel 96% dei casi in realtà è solo smania di avere il prodotto finito, un capriccio (prova ne è che dopo le consegne urgentissime sono capaci di sparire per una settimana prima di risponderti).

Quindi, soprattutto quando sei oberat* o subodori aria di braccini corti, crea per il prodotto 3 prezzi basati sull’urgenza. Se il prezzo che reputi giusto per un lavoro è 50€ ad esempio, proponigli 45€ se può aspettare 3 settimane, 70€ entro 10 giorni e 110€ se lo vuole entro dopodomani. Ho inserito cifre a caso solo per creare un’ipotesi.

Di fronte alla possibilità di scegliere, difficilmente il cliente dirà che il prezzo è troppo alto, in quanto dipende da lui e non da te il budget finale. Nel migliore dei casi ti troverai davanti un cliente che davvero ha fretta e apprezza il tuo lavoro, per cui potresti guadagnare molti più soldi del previsto grazie all’urgenza; nel caso più probabile, di fronte a uno sconto così alto, il cliente con la finta urgenza sceglierà la proposta più bassa, e tu potrai lavorare con comodo senza ansia.

Similarmente puoi suggerire variazioni di prezzo in base allo stile, la quantità di dettagli e altro relativo alla realizzazione vera e propria dell’immagine, in modo da lasciare al cliente spazio di manovra e non doverti confrontare direttamente con l’orrore di una singola cifra. Ad esempio se ti dice di avere un budget limitato potrebbe optare per uno spot invece che per un’illustrazione a pagina intera, o rinunciare a uno sfondo carico di microdettagli optando per qualcosa di più minimal.

Ricordati di considerare anche il tempo che spenderai a seguire il cliente, rispondere a mail, fare ricerca ed eventuali revisioni. In alcuni casi potresti specificare dall’inizio che il budget sarà X ma potrà salire in base ad aggiunte che verranno fatte man mano al progetto.

Se vieni pres* proprio alle strette invece, e vogliono un preventivo istantaneo, difenditi con un range molto ampio, giustificandolo col fatto che ci sono molte variabili che vanno considerate, ad esempio da 100 a 800€. Oppure segui il consiglio del mio mentore numero 4:

Se vogliono un preventivo al volo lo fanno perché a voce e di corsa è più facile farti sottovalutare la difficoltà. Quindi se scassano al telefono, nel dubbio, penso una cifra ma poi gli sparo il doppio.
 illustrazioni di David Plunket

 

Se il prezzo lo propongono loro

Con le case editrici, e in altri casi, è il cliente a fare il prezzo. Spesso sono cifre standard che hanno stabilito da contratto. In questo caso non v’è ansia nel dover preventivare, ma hai bisogno comunque di valutare. Mentore numero 3 dice sempre:

La calcolatrice è la tua migliore amica.

Soprattutto nel caso di grosse commissioni, ad esempio un intero libro, potremmo lasciarci abbacinare da cifre che lette nell’insieme sembrano straordinariamente vicine a farci diventare nababbi. Ma vola basso e prendi una calcolatrice. Un libro può richiedere 15 come 100 illustrazioni. E’ bellissimo leggere 2000€ sullo schermo, ma una volta diviso per 90 magari la cosa si farà meno interessante. Quindi prima di accettare considera bene la mole di lavoro e, chiaramente, tutte le tempistiche e clausole prima di accettare.

 

In conclusione

Quale che sia la paga che deciderai, ricorda sempre che nel futuro non v’è certezza. Che sia soddisfacente e appropriata, e che ti garantisca di sopravvivere anche ai tempi di magra. Per sua natura il lavoro freelance non dà garanzie di continuità, quindi il tuo guadagno deve permetterti di sopravvivere anche quando di lavoro ce n’è meno.

Non credere a chi dice che più di tanto nessuno paga. I clienti, quelli buoni e pure ottimi, esistono. E sarà bene che ti trovino in forze. Quindi pensa bene se ti conviene perdere i capelli a fare 100 lavori a 5€, per rincorrere la concorrenza dei paesi poveri, quando cercando buoni clienti e progetti migliori potresti guadagnare la stessa cifra seguendone con calma e maggior professionalità, 4. A volte un No e un lavoro perso fanno guadagnare molto più di un pessimo progetto.

Infine, piccola nota. Se ti accorgi di aver lavorato finora sottocosto, non lapidarti. E’ successo praticamente a tutti. Col tempo si aggiusta il tiro, ma ti assicuro che se hai la fortuna di iniziare da subito a renderti conto del tuo reale valore, ne guadagnerai tantissimo in conio e salute.

A me è servita una ramanzina di mentore numero 2.

Se sai l’inglese ti lascio questo fantastico video di Fran, alle prese con un libro che dice quanto avrebbe dovuto farsi pagare e il realizzare che ha passato la sua intera esistenza a farsi sottopagare. E in alternativa un podcast di Max sul farsi valere e pagare senza farsi venire un ictus!